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Assunzioni: categorie protette fuori dal blocco

di Maria Giulia Cosentino, magistrato - in Guida al Pubblico impiego n. 12/dicembre 2009
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Il divieto di nuove assunzioni è misura cui spesso ricorrono il legislatore finanziario statale e quello regionale a fini di contenimento della spesa pubblica, a fronte di una pubblica amministrazione pletorica.
Normalmente i divieti di nuove assunzioni contenuti nelle recenti leggi finanziarie hanno espressamente consentito, in deroga, le assunzioni relative alle categorie protette (cfr., ad esempio, l'articolo 19 della legge 28 dicembre 2001, n. 148; l'articolo 34, comma 4, della legge 27 dicembre 2002, n. 289; l'articolo 3, comma 53, della legge 24 dicembre 2003, n. 350; l'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 e l'articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 292).

Il blocco assunzioni disposto dal Dl anticrisi
Il blocco delle assunzioni nelle amministrazioni dello Stato e negli enti pubblici economici, di cui alla nota del ministero del Lavoro n. 15270 del 17 novembre 2009, è stato introdotto nell'ordinamento dall'articolo 17, comma 7, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009 (cosiddetto "pacchetto anticrisi").
Esso vale "sino al conseguimento degli obiettivi economici di cui al comma 3", vale a dire fino al conseguimento dei risparmi di spesa che un decreto del ministro dell'Economia e delle finanze, di concerto con il ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, assegna a ciascuna amministrazione vigilante sugli enti pubblici economici nei quali devono essere conseguiti risparmi di spesa, nella misura complessivamente delineata dall'articolo 1, comma 483, della legge finanziaria per il 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296).
Proprio in virtù di una non completa attuazione della norma della Finanziaria e del mancato raggiungimento degli obiettivi di risparmio (pari a 415 milioni di euro per l'anno 2009) stimati come effetto del riordino degli enti ed organismi pubblici, infatti, è sorta l'esigenza di garantire allo Stato l'effettiva disponibilità di queste somme, sia attraverso un accantonamento lineare di una quota delle risorse disponibili afferenti a tali amministrazioni, sia attraverso ulteriori provvedimenti di riordino degli enti ed organismi pubblici, idonei a garantire l'integrale conseguimento dei risparmi stimati.
Fino al raggiungimento di tali obiettivi, prescrive il comma 7 del citato articolo 17, le amministrazioni e gli enti interessati dall'attuazione dei tagli e del riordino non possono assumere nuovo personale.


Le assunzioni obbligatorie
Sono comprese nel divieto anche le "assunzioni già autorizzate e quelle previste da disposizioni di carattere speciale": di qui il dubbio in merito all'estensione del divieto anche alle assunzioni obbligatorie degli appartenenti alle categorie protette.
Invero, le assunzioni obbligatorie, al pari delle altre assunzioni, comportano oneri finanziari aggiuntivi per l'amministrazione obbligata, che mal si conciliano con le esigenze di contenimento della spesa che normalmente, come abbiamo detto, sono preposte ai "blocchi", i quali, in quanto norme di tutela della finanza pubblica, si connotano per la loro "assoluta cogenza, senza alcuna possibilità di deroga" (così Corte dei conti, sez. giurisdizionale Regione Calabria, 27 aprile 2006, n. 396).
Invero, ancora, la fonte per le assunzioni obbligatorie è una legge speciale, in quanto deroga alla disciplina generale delle assunzioni nel pubblico impiego: l'articolo 3 della legge n. 68 del 1999 impone infatti ai datori di lavoro pubblici e privati di assumere una certa percentuale di lavoratori appartenenti alle categorie protette descritte dall'articolo 1. L'articolo 7 della medesima legge n. 68/1999 fissa le concrete modalità delle assunzioni obbligatorie, richiamando disposizioni ora contenute nell'articolo 35, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
C'era poi un altro precedente "pericoloso": l'articolo 6, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 prescrive che "le amministrazioni pubbliche che non provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo (connessi all'individuazione degli uffici e delle dotazioni organiche, previa verifica degli effettivi fabbisogni e previa consultazione delle organizzazioni sindacali) non possono assumere nuovo personale, compreso quello appartenente alle categorie protette".
Da un lato, quindi, con l'articolo 6, comma 6 si includeva il personale oggetto di assunzioni obbligatorie in un divieto generalizzato di assunzione; dall'altro, però, si può affermare che ubi lex voluit, dixit, e concludere nel senso opposto, cioè per l'esclusione dal blocco, nel caso in cui il legislatore nulla avesse disposto, come accade nell'articolo 17, comma 7, più volte citato.
L'oscurità della norma era palese già prima della sua definitiva approvazione, tanto è vero che ne è nato un ampio dibattito parlamentare ed extraparlamentare che ha portato alla presentazione di un emendamento (a firma di alcuni senatori del Pd) al disegno di legge di conversione del "pacchetto anticrisi", proprio per rendere esplicito che il blocco delle assunzioni non doveva fermare quelle obbligatorie.
I lavori preparatori della norma, pertanto, depongono nel senso opposto a quello fatto proprio dalla nota in commento.


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