MANAGEMENT
| PROFESSIONISTI 24 > Management |
"MANAGEMENT NOTEBOOK 24"L'Italia e la Banda Larga: una saga dal lieto fine?A cura del Dott. Prof. Antonio Teti*
|
||||||
|
||||||
|
|

"La banda larga è un investimento prioritario per il paese". Sono le parole del Ministro Claudio Scajola e rappresentano una dolce melodia per tutti coloro che avevano appreso, solo pochi giorni fa, la decisione del Governo di "congelare" gli 800 milioni di euro stanziati per l'abbattimento del digital divide in Italia. Bisogna dire che la paura è stata enorme, e se ne sono accorti anche nelle alte sfere delle Istituzioni. Di sicuro la notizia del momentaneo abbandono del progetto, annunciata a sorpresa alcuni giorni fa dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, aveva gettato nello sconforto migliaia di aziende che operano nel settore. La motivazione della "momentanea sospensione" era stata attribuita alla crisi economica che non consentiva ulteriori stanziamenti per progetti "di non urgente priorità". In altre parole si rimandava tutto a tempi migliori, indicando persino l'anno di riattivazione prevista: il 2011. L'annuncio aveva, di fatto, distrutto il sogno di tutti coloro che avevano salutato con grande soddisfazione, le affermazioni del Ministro Brunetta, che solo alcune settimane prima durante un'intervista radiofonica, aveva affermato "Conto di avere 2Mb di banda larga per tutti già dal prossimo anno" aggiungendo poi che "solo attraverso una rete Internet efficiente possono passare documenti certificati digitali che sono la base per un reale cambiamento della democrazia".
Lo stesso Letta aveva affermato "Abbiamo dovuto riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l'occupazione è la nostra principale preoccupazione".
In pratica servivano (e servono ancora) soldi per mantenere i lavoratori in cassa integrazione e per incentivare le aziende. Fin qui, nulla da obiettare, siamo tutti d'accordo sul fatto che la tutela dei salari e quindi delle famiglie, sia prioritario per una nazione democratica che si rispetti, ma non è indispensabile conseguire necessariamente una laurea in scienze economiche, per comprendere che la ripresa dell'economia di un paese si basa soprattutto sul rilancio degli investimenti. E fortunatamente qualcuno lo ha capito. Oltre al fatto che il progetto prevede uno stanziamento iniziale neanche troppo eccessivo, bisogna considerare che per la sua realizzazione si otterrebbe, come asserisce lo stesso Scajola la creazione di "…tanti micro cantieri, più di 30 mila" che "…potrebbero dare lavoro in tempi brevissimi a 50/60 mila persone". Non è importante commettere un errore di valutazione, l'importante è riconoscerlo e agire di conseguenza per rimediare allo sbaglio.
Inoltre il progetto si propone di realizzare una infrastrutture di rete in grado di garantire a tutti gli italiani una velocità di navigazione che varierebbe tra i 2 e i 20 Mbps, velocità attualmente ottimali e allineate ai tempi, ma se il progetto venisse procrastinato, anche solo di pochi anni, le stesse non sarebbero più adeguate alle evoluzioni delle tecnologie trasmissive della Rete. Altro aspetto determinate per la realizzazione del progetto, è la ricaduta sullo sviluppo delle aziende del settore. Come asserito anche da Ministro per le Attività Produttive, il piano di finanziamento della Banda Larga vedrebbe il coinvolgimento di numerose aziende specializzate nell'ICT, che sarebbero inevitabilmente indotte ad effettuare investimenti in tecnologie e infrastrutture avanzate, per svolgere le attività legate alla realizzazione del progetto. Quindi investimenti in tecnologie innovative, ma anche in risorse umane, il che si tradurrebbe in decine di migliaia di posti di lavoro, soprattutto in un settore, come quello dell'ICT, in grande crisi. E già, perché proprio in funzione di rapporto presentato a Milano, nelle scorse settimane, da Assinform (Associazione di Confindustria dell'Information and Communication Technology) si evince che solo nei primi sei mesi del 2009, la domanda di tecnologie informatiche è calata in Italia del 9% rispetto allo scorso anno e la crisi, entro l'anno, rischia di cancellare qualcosa come 20.000 posti di lavoro nelle aziende che si occupano di informatica e telecomunicazioni. Un risultato "peggiore anche della più pessimistica previsione", ha dichiarato Paolo Angelucci neopresidente di Assinform.
Il settore ICT in Italia è rappresentato da circa 97.000 imprese e con oltre 390.000 addetti e costituisce uno dei più rilevanti ed avanzati settori di attività soprattutto in funzione dell'altissimo livello di professionalità e tecnologie impiegate. Quarto per produzione di valore aggiunto, pari al 2,8% del PIL, l'informatica e le telecomunicazioni sono il settore che vanta il primato di occupati laureati, pari al 30% dei suoi addetti. Non va sottovalutata la conseguente crescita delle professionalità avanzate richieste per la realizzazione di questo progetto così strategico. Infatti si rendono indispensabili anche figure altamente specializzate nel settore ICT e ciò produrrebbe investimenti anche nel settore della formazione e del mercato delle certificazioni informatiche, che soprattutto negli ultimi anni, sono sempre più richieste dalle aziende a livello europeo.
Non ultimo per importanza, il progetto vedrebbe, come conseguenza diretta, la tanto agognata crescita della fruizione dei servizi offerti in rete dalla PA (obiettivo da sempre inseguito dallo stesso Ministro Brunetta), con lo snellimento delle procedure amministrative delle Amministrazioni Pubbliche e soprattutto con una sostanziale riduzione dei costi amministrativi. CONTINUA ...»
|
||||||||
| RISULTATI 0 VOTI | ||||||||||||||||||||
![]() | ![]() ![]() |
CONDIVIDI |
|
||||||||||||||||||