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Servizio BDC Risponde (LEGGI IL PROFILO DEGLI ESPERTI)

Il quesito del giorno

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In questa sezione pubblichiamo ogni giorno il quesito più significativo sottoposto dagli abbonati della Banca Dati del Commercialista (attraverso il servizio BDC Risponde).
Le risposte ai quesiti sono fornite da un pool di qualificati esperti della materia, comprendente commercialisti, docenti di diritto tributario, avvocati, notai, consulenti del lavoro, sotto il coordinamento scientifico del Commercialista Michele Brusaterra (www.studiobrusaterra.it), collaboratore ed esperto fiscale del Sole 24 ORE (clicca qui per consultare l'elenco completo degli esperti).
Ricordiamo che gli abbonati alla Banca dati del Commercialista hanno a disposizione l'archivio completo: ogni giorno circa 20 risposte a quesiti in materia di Fisco e Società.


Quesito del 20 Maggio 2010 - Spese per manutenzione straordinaria
D: Un professionista individuale medico dentista nello svolgimento della propria attività ha, tra l'altro, acquistato due immobili adiacenti uso abitativo, uno nel 2003 e l'altro nel 2008, sino ad oggi non utilizzati nell'attività, anzi affittati a privati come abitazioni, per i quali non ha detratto alcun costo. Nel 2010 gli è stata concessa la possibilità di ristrutturali completamente. Da tale radicale ristrutturazione nascerà un unico immobile che sarà destinato a sede della propria attività e come tale utilizzato professionalmente. Le spese di ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione straordinaria risultano integralmente deducibili nell'arco di 5 anni oppure, poiché la normativa prevede un diverso trattamento per gli immobili acquistati dal 2007, si dovranno proporzionalmente ripartire in funzione ad esempio del costo di acquisto degli immobili o delle rispettive rendite catastali o dei metri quadri di costruzione che ogni originario immobile, dopo essere stato radicalmente ristrutturato, consentirà di realizzare e quindi detrarre per una parte in 5 anni e per una parte ammortizzarle al 3% annuo? Oppure in quale modo bisogna comportarsi?

R:  CONTINUA ...»

La Finanziaria 2007, sulla base del principio per cui un fabbricato può essere considerato strumentale per il professionista solo in caso di utilizzo esclusivo dello stesso ai fini dell'attività (ex articolo 43 del Tuir), ha confermato l'indeducibilità delle quote di ammortamento dei cespiti a uso promiscuo acquistati dopo il 1° gennaio 2007, e la deducibilità di un importo pari al 50 per cento della rendita catastale attribuita all'immobile che, si ricorda, deve essere dichiarato ai fini reddituali al quadro RB tra i redditi di fabbricati. Va da sé che l'estromissione di un fabbricato a uso promiscuo, in qualsiasi data acquistato o costruito, non genera mai componenti reddituali (plusvalenze o minusvalenze) fiscalmente rilevanti, in ragione del richiamo dei commi 1-bis e 1-bis1 dell'articolo 54 del Tuir a beni strumentali, categoria a cui gli immobili a uso promiscuo non appartengono. In merito al trattamento delle spese di ristrutturazione, ammodernamento e manutenzione, effettuati su questi immobili a far data dall'entrata in vigore della norma modificativa, il comma 3 dell'articolo 54 ne statuisce la deducibilità nel limite del 50 per cento (pari al pro-quota di imputazione della spesa all'attività professionale o artistica) nell'esercizio di sostenimento, sempreché non abbiano natura incrementativa. Nel caso in esame è necessario, quindi, valutare correttamente e, soprattutto dal punto di vista tecnico catastale, se gli interventi operati sui due immobili debbano ritenersi incrementativi del "valore" del bene. In tal caso, infatti, non risulterà prudente contabilizzare i costi di ristrutturazione ma sarebbe opportuno far scorporare all'impresa edile quei costi che, specificatamente ed inequivocabilmente, possano essere ritenuti inerenti all'esercizio dell'attività professionale (ad. Esempio: impianto di rete, locali bagno dedicati ad uso esclusivo dello studio, etc.). Di recente è intervenuta la Corte Suprema di Cassazione che, con la Sentenza n. 16350 del 17.6.2008, ha fornito utili chiarimenti sul tema della deducibilità dei costi sostenuti per interventi di manutenzione e di ristrutturazione eseguiti su immobili adibiti a studio professionale. La Corte ha sostanzialmente ripreso l'orientamento seguito con la recente pronuncia n. 24469/2006, secondo cui in presenza di opere eseguite all'immobile adibito a studio professionale possono figurarsi, per il trattamento fiscale dei costi sostenuti, i seguenti casi:
• per piccole manutenzioni, rientranti nella categoria di cui all'art. 1576 c.c., ovvero quelle che risultino dipendenti non da vetustà o caso fortuito, ma da deterioramento prodotto dall'utilizzazione del bene, alla stregua di una valutazione d'insieme della modesta entità del loro valore economico e della destinazione dell'immobile, le spese relative possono essere dedotte nel loro intero ammontare per il periodo di imposta nel quale dette spese sono state sostenute;
• per opere che si connotano quali lavori di ristrutturazione dell'immobile, la deduzione delle spese sostenute si esegue in quota annuale di ammortamento, in quanto esse sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono. Estrema importanza assume, alla luce della motivazione sopra riportata, l'osservazione conclusiva della Corte, secondo cui, a motivo della diversa deducibilità dei costi per lavori di piccola manutenzione rispetto a quelli di ristrutturazione, è necessaria una compiuta descrizione degli interventi eseguiti, proprio per individuarne la tipologia e di conseguenza il trattamento fiscale da riservare alle spese sostenute per la loro esecuzione. L'Agenzia delle Entrate ha, poi, fornito con la risoluzione n. 99/E, emanata l'8 aprile 2009, in risposta a un'istanza di interpello, alcune interessanti interpretazioni riguardanti la deduzione dei costi di ristrutturazione dal reddito di lavoro autonomo di un immobile utilizzato da un'associazione di artisti e professionisti.


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