"L'attività di arbitro svolta da un avvocato rientra tra quelle tipiche della sua professione, e nulla vieta che possa essere svolta da un professionista aderente ad una associazione professionale, costituita ai sensi dell'art.1 della legge 23 novembre 1939, n. 1815. Ne consegue che, in quest'ultima ipotesi, legittimamente il professionista imputa i compensi derivanti dall'attività di arbitro all'associazione professionale, ed è onere dell'amministrazione che alleghi un intento elusivo sotteso da tale condotta, dimostrarne l'esistenza.".
E' così accolto il ricorso per la cassazione, proposto da un avvocato, della sentenza della CTR di Roma n. 14/12/2007 dell'1/3/2007 con la quale è stata rigettata l'opposizione avverso l'avviso di accertamento IRPEF e ILOR.
Nel motivo dei ricorrenti si assume che "la comunione dei proventi dell'attività professionale esercitata dai componenti all'associazione professionale, l'equiparazione normativa e tariffaria dell'attività prestata dagli avvocati in qualità di arbitri e quella prestata davanti ai giudici ordinari comporterebbe la imputabilità al reddito dell'associazione professionale del compenso percepito dall'avvocato quale arbitro.".
Il testo della sentenza
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