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diritto e pratica delle societa'
Variabile fiscale nelle transazioni tra società e dipendenti

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Regime probatorio

Per beneficiare del regime di esclusione, tuttavia, è necessario che sussista una prova tangibile della presenza di un effettivo danno emergente. Il lavoratore dovrà, di conseguenza, conservare i certificati medici, la copia delle fatture emesse dai professionisti che lo hanno assistito e comunque tutta la documentazione idonea alla quantificazione del danno. Spetta, infatti, al lavoratore provare se, ed in che misura, il danno lamentato si sia manifestato e se le spese rimborsate siano state effettivamente sostenute in relazione a tale evento.

In proposito, la Cassazione, nella sentenza 17 febbraio 2004, n. 3082, ha affermato che «è compito del giudice del merito - le cui valutazioni, se sorrette da congrua motivazione, sono incensurabili in sede di legittimità - accertare se in concreto il suddetto danno sussista, individuarne la specie e determinarne l'ammontare eventualmente procedendo anche ad una liquidazione in via equitativa. Ci si trova, quindi, di fronte ad un danno composito, le cui componenti non è detto che sussistano tutte in una stessa fattispecie e delle quali, per ciascuna, deve essere data una specifica prova circa il nesso di causalità: un danno nel quale possono essere compresenti, in proporzioni variabili caso per caso, una componente a titolo di “danno emergente” e una componente a titolo di “lucro cessante”».

Transazione novativa e non novativa: effetti fiscali

Le considerazioni che precedono sono valide a prescindere dalla fonte dell'erogazione, sicché qualunque sia il titolo (giudiziario o transattivo) che la legittimi, è sempre necessario, allo scopo di determinarne il carattere reddituale o reintegrativo, accertare l'effettiva natura dell'erogazione medesima.

Nel caso in cui la fonte dell'erogazione sia un atto transattivo(5) potrebbe, però, assumere specifica rilevanza la natura della transazione conclusa fra le parti, se semplice o novativa. La prima si realizza allorché le parti non abbiano inteso sostituire il rapporto obbligatorio originario con un rapporto nuovo e diverso, ma abbiano semplicemente voluto regolare, all'interno di un rapporto preesistente, alcuni aspetti fonti di controversia attuale o potenziale. La seconda si realizza allorquando, dall'esame dell'intento delle parti e dalle clausole contrattuali, risulti che la transazione è incompatibile con taluna delle obbligazioni nascenti da un precedente rapporto, sorgendo, in tal modo, dalla transazione un'obbligazione oggettivamente diversa da quella preesistente. Nella transazione novativa, la causa è autonoma rispetto al rapporto di lavoro in quanto le parti, a seguito delle reciproche concessioni effettuate ai sensi dell'art. 1965 cod. civ., disciplinano un diverso assetto di interessi e soddisfano esigenze diverse da quelle strettamente concernenti il rapporto di lavoro. Ciò comporta il venir meno dell'eventuale dipendenza/derivazione delle somme corrisposte dal rapporto poiché la transazione non trova in quest'ultimo il proprio titolo immediato(6). Dal punto di vista fiscale, questo impone di verificare se la disciplina fissata dal combinato disposto degli artt. 51 e 6 Tuir sia ancora applicabile.

La risposta è positiva, in quanto l'ampiezza della formulazione degli artt. 49 e 51 Tuir attrae entro tale categoria tutte somme che trovano occasione in un rapporto di lavoro dipendente, pur non derivando formalmente da esso(7). Pertanto, pur essendo innegabile che, in caso di transazione novativa, l'erogazione trovi la propria causa in un contratto autonomo da un rapporto di lavoro, ciò non esclude comunque che dette somme siano qualificabili quali redditi di lavoro dipendente. Con riferimento, invece, all'applicazione dell'art. 6 Tuir, la natura novativa della transazione non esime dal verificare se effettivamente l'indennità risarcisca esclusivamente un mancato guadagno. La circostanza che l'erogazione avvenga a titolo transattivo e che le parti abbiano attribuito al contratto natura novativa non autorizza a presumere che la somma erogata a tale titolo sia di per sé intassabile, se non dopo aver accertato in concreto che essa garantisca al dipendente non un ristoro per la mancata perdita della retribuzione, ma la reintegrazione del suo patrimonio.

Esclusione della tassazione di redditi diversi da quelli di lavoro

Come anticipato, sovente, all'accettazione delle somme dai dipendenti segue l'impegno a non instaurare o proseguire azioni giudiziarie, sia in sede civile, che in sede penale. L'assunzione di tale obbligo potrebbe ricadere nel perimetro di applicazione dell'art. 67, comma 1, lett. l) , Tuir, il quale, come noto, attrae a tassazione le somme derivanti dall'assunzione di “obblighi di fare, non fare e permettere”. Nel caso di specie, si dovrebbe sostenere che l'obbligazione di non fare si concretizzi nella rinunzia all'azione giurisdizionale o al perseguimento della stessa, ove il giudizio sia già pendente, oppure nella rinunzia da parte del lavoratore all'esercizio di diritti disponibili a fronte del pagamento di somme di denaro.

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