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diritto e pratica delle societa'
Mora del socio nel versamento dei decimi di capitale sociale

Il socio che sottoscrive il capitale sociale si accolla l'impegno di liberare le azioni sottoscritte. In caso di ritardo nell'adempimento, gli amministratori devono seguire una precisa procedura per il recupero dei versamenti residui. Esame del procedimento e degli effetti della morosità del socio.

Con la sottoscrizione del capitale sociale il socio assume un obbligo incondizionato di liberare le azioni sottoscritte. Ferma restando la necessità che una determinata percentuale venga liberata contestualmente alla sottoscrizione, la determinazione del tempo dell'adempimento - per la parte non ancora liberata - è rimessa alla discrezionalità degli amministratori: trova infatti applicazione il disposto dell'art. 1183 cod. civ., per cui la situazione di mora si configura a seguito della scadenza del termine utile stabilito dagli amministratori nella comunicazione di richiamo dei versamenti residui.
La discrezionalità degli amministratori nel richiamo dei decimi
Non vi è chi dubiti, in dottrina, della discrezionalità della decisione degli amministratori di richiamare i decimi, giungendosi piuttosto ad affermare, perentoriamente, che «la decisione degli amministratori è discrezionale, non deve essere motivata e non può essere impugnata dai soci. Che la richiesta di completare i versamenti possa essere “abusiva” sembra escluso dalla considerazione che essa ripristina lo stato normale delle cose, in cui le azioni dovrebbero essere tutte liberate»(1).
L'obbligo del socio di liberare il capitale sociale
L'impegno di versare i decimi che il socio assume con la sottoscrizione delle azioni è funzionale all'effettività del capitale sociale, il quale è non solo strumento della società per il perseguimento dell'oggetto sociale, ma anche garanzia patrimoniale per i terzi che trattano con la società. Pertanto, siffatto debito, ripercuotendosi direttamente sul capitale sociale, non si risolve nell'ambito, meramente interno, del rapporto tra socio e società, ma assume piuttosto uno speciale rilievo esterno, di cui il legislatore dimostra di tener conto nel dettare, per esempio, proprio la speciale disciplina di cui all'art. 2344 cod. civ.
Immodificabilità del termine di adempimento
Sulla base di tale considerazione, autorevole dottrina si è espressa nel senso della non modificabilità (né in aumento né in diminuzione) del termine per l'adempimento previsto dal comma 1 dell'art. 2344 cod. civ., «riguardando esso interessi non disponibili da parte di coloro che provvedono alla pubblicazione della diffida (gli amministratori) e di coloro che ne sono destinatari (i soci morosi) » e, più in generale, della «non modificabilità del procedimento di cui all'art. 2344 cod. civ., perché la formazione del capitale (cui attiene la norma che si commenta) riguarda interessi (dei creditori, degli altri soci) non disponibili dalle “parti” del procedimento di cui all'art. 2344 cod. civ.»(2).
Nello schema immaginato dal legislatore, dunque, qualsiasi pretesa di un socio di subordinare il versamento dei decimi all'assolvimento di determinati obblighi da parte degli amministratori della società è giuridicamente infondata e il suo inadempimento sarebbe perciò privo di ogni giustificazione.
La necessaria immediatezza del pagamento dei decimi residui richiamati dagli amministratori, e dunque l'impossibilità del suo condizionamento o posposizione temporale alla soddisfazione di qualsivoglia richiesta dei soci agli amministratori, esclude persino l'ammissibilità della previsione statutaria di un termine a favore del socio, prima dello scadere del quale il versamento non possa essergli richiesto(3). Si osserva correttamente al riguardo che, considerata «l'esigenza di garantire l'effettività del capitale», una volta «costituita la società, gli amministratori sono liberi di chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti. Né sono tenuti a rispettare eventuali termini stabiliti nell'atto costitutivo»(4) .
Un termine siffatto «non potrebbe essere previsto neppure limitatamente all'esecuzione della prestazione di conferimento, perché sarebbe sostanzialmente equivalente ad uno sconto sul prezzo di emissione, che è vietato»(5).
Inderogabilità della procedura di recupero dei versamenti dovuti
Quale logico corollario, la procedura per il recupero dei versamenti ancora dovuti - essendo normativamente scandita in una serie di atti la cui sequenza è imposta dalla legge agli amministratori - deve essere considerata inderogabile.
Ciò può forse apparire strano al di fuori del contesto societario, ma nel senso dell'impossibilità per gli amministratori di invertire, una volta innescato, il procedimento della vendita (offerta ai soci) in danno si pronuncia la più autorevole dottrina, secondo cui gli amministratori «non possono modificare il procedimento a tal fine previsto dalla legge e atteggiarlo a loro piacimento»(6).
Di fronte ad un versamento tardivo del socio moroso, per esempio, gli amministratori non avrebbero l'obbligo di tornare indietro, azzerando la procedura esperita; essi sono di contro tenuti a procedere all'offerta agli altri soci delle azioni non liberate.
  CONTINUA ...»


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