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diritto e pratica delle societa'
La nuova legge di tutela del risparmio: prime riflessioni

Tra i provvedimenti che hanno visto la luce a fine anno s'inseriscono le tanto attese norme a tutela del risparmio che hanno inciso in particolare sull'organo di controllo delle s.p.a., sull'offerta al pubblico di prodotti finanziari e sul sistema di vigilanza sul mercato.

Dopo anni di laboriosa gestazione, il Parlamento, da ultimo spinto dai recenti avvenimenti di cronaca finanziaria e criminale, ha approvato la legge per la tutela del risparmio 28 dicembre 2005, n. 262.
Le crisi di legalità di questi ultimi anni richiedevano un intervento deciso di riforma. Il risultato, forse comunque tardivo, ha visto un altalenarsi della discussione parlamentare quanto alle effettive esigenze di correzione del sistema delle tutele. In ultima battuta, poi, la necessità avvertita politicamente di dare, e con rapidità, un diverso assetto al governo della Banca d'Italia ha costretto ad una repentina accelerazione dei lavori di approvazione, così sviando l'attenzione del legislatore e non consentendo di focalizzare gli interventi di riforma su aspetti probabilmente più importanti ed incisivi al fine di evitare, in futuro, il ripetersi di episodi di illegalità quali quelli che hanno interessato il mercato finanziario italiano.
Gli aspetti di maggior significatività su cui si è intervenuti riguardano l'assetto dei controlli nel governo delle s.p.a., il regime di circolazione e offerta al pubblico di prodotti finanziari, nonché il sistema di vigilanza sul mercato finanziario.
Di un certo momento è sicuramente l'intervento sulla composizione e le competenze del collegio sindacale, esteso, con qualche limitata eccezione, agli equivalenti organi di controllo del sistema dualistico (consiglio di sorveglianza) e del sistema monistico (comitato per il controllo sulla gestione). In particolare, confermando che almeno un membro del collegio sindacale deve essere espressione dei soci di minoranza (e demandando alla Consob, non più allo statuto della società, la fissazione delle modalità di nomina), si è stabilito che al componente designato dalle minoranze deve essere attribuito l'ufficio di presidenza del collegio sindacale. A questa previsione relativa alla composizione del collegio sindacale si aggiunga l'affinamento dei requisiti di indipendenza del sindaco, l'esercizio anche individuale di ulteriori poteri informativi, anche nei confronti degli organi amministrativi delle società controllate, nonché l'attribuzione al collegio sindacale, seppur con deliberazione da adottarsi a maggioranza qualificata di due terzi, dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, extrema ratio nell'esercizio del potere-dovere di vigilanza di cui in via generale il collegio sindacale è incaricato. Il quadro degli assetti di governo societario che così si delinea prospetta un rafforzamento del ruolo dell'organo di controllo, interlocutore privilegiato dell'organo amministrativo nella valutazione della legalità delle scelte gestionali adottate.
A margine di questa positiva valutazione con riguardo alla nuova disciplina che interessa il collegio sindacale, deve però segnalarsi il rimpianto per ciò che avrebbe potuto farsi e non è stato fatto. Non si è ritenuto opportuno rafforzare il rapporto tra il collegio sindacale e la società di revisione, come invece si era prospettato in precedenti testi della riforma nel corso dei vari passaggi parlamentari: poteva questa essere l'occasione per affidare al collegio sindacale la complessiva responsabilità sul sistema di audit dei conti della società, attraverso l'attribuzione del potere di nomina e di revoca della società di revisione.
La nomina e la revoca della società di revisione rimangono invece competenze dell'assemblea, la quale deve limitarsi a sentire il parere dell'organo di controllo (si ricorda che nel testo approvato dalla Camera nel marzo 2005 si prefigurava la portata vincolante di tale parere), così come avviene per la designazione della nuova figura statutariamente prevista del «dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari».
Non altrettanto incisivi sono stati invece gli interventi di riforma sulla disciplina dell'organo amministrativo. Essersi limitati a prevedere l'obbligatoria presenza di un amministratore designato dalle minoranze, senza aver rafforzato il ruolo e la responsabilità individuale di ciascun amministratore, appare ben poca cosa per ravvivare la dialettica interna al consiglio di amministrazione: gli amministratori delegati ed esecutivi rimangono il motore da cui dipendono tutti i meccanismi societari, ivi compresa l'informazione sull'agire societario in base alla quale gli amministratori indipendenti o di minoranza dovrebbero monitorarne i comportamenti e i risultati.
Di ben diversa portata sarebbe stata l'istituzione, presente in passate formulazioni parlamentari del testo normativo, di un ufficio del presidente del consiglio di amministrazione, senza incarichi operativi e responsabile in prima persona della supervisione sulla corretta gestione della società in costante dialettica con l'amministratore delegato.
  CONTINUA ...»


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